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Scritto da Marlin
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Jorge rende onore al rivale, ma già pensa al 2014: “Se miglioriamo la M1, possiamo vincere” 

 

VALENCIA – Quattro punti: come quelli persi a Jerez, dopo il contatto con Marquez all’ultima curva. O come quelli lasciati per strada – per la verità molti di più – in Olanda o in Germania dopo due cadute, forse evitabili, nelle prove. Come sempre, quando si perde un campionato in volata, sono tanti gli episodi sui quali recriminare, ma Jorge Lorenzo, al di là degli errori di Assen e del Sachsenring, può essere più che soddisfatto di quello che ha fatto: otto vittorie, più di ogni altro pilota, una costanza di rendimento da paura, la capacità di fare una differenza mostruosa rispetto a tutti i compagni di Marca, a cominciare da Valentino Rossi.

«E’ stata una gara emozionante, al termine della quale è arrivato un altro bel successo: ho vinto più di tutti, ma, purtroppo, non è bastato per battere Marquez, che al debutto in MotoGP ha fatto davvero una stagione impeccabile. Alla vigilia di questa gara, avevo detto che non avrei cambiato tattica, che avrei comunque provato a vincere. Ma dopo il warm up abbiamo avuto un meeting nel mio motorhome e abbiamo deciso che dovevo cercare di rallentare il ritmo, provare a tenere lì un po’ di piloti. Per un po’ a funzionato, ho girato anche 1”5 più piano delle mie possibilità, ma Pedrosa provava a passare da tutte le parti e quando a metà gara mi sono accorto che lì vicino era rimasto solo Rossi, ho capito che non aveva più senso andare piano. Ho forzato sperando che Marquez facesse un errore per venirmi dietro, ma non è successo. Adesso bisogna pensare al 2014, ad andare ancora più forte, a rendere più competitiva la Yamaha: se ci riusciremo, potremo giocarci nuovamente il titolo. Quando siamo arrivati a Valencia la logica diceva che il titolo l’avrebbe vinto Marc: così è stato».


Cosa è successo con Pedrosa?
«Io andavo piano e la mia tattica era chiara: ogni volta che mi avrebbe passato io avrei fatto di tutto per tornargli davanti. Purtroppo, così facendo, un paio di volte ci siamo toccati: la prima, al cambio di direzione, perché non mi aspettavo che lui frenasse così presto, la seconda perché io ero leggermente avanti e le nostre traiettorie si sono inevitabilmente incrociate. Non mi piace questo modo di guidare, ma è stato determinato dalla circostanza: la direzione gara mi ha detto che avrebbero potuto punirmi con uno o due punti di penalizzazione sulla patente, ma non l’hanno fatto».


Qual è il tuo giudizio sulla stagione?
«Nel finale abbiamo migliorato tanto la moto: se avessimo avuto questa M1 all’inizio avremmo potuto essere più efficaci. Nel complesso sono soddisfatto, anche se i due errori in prova hanno pesato parecchio, sono stati la chiave del mondiale. Ma anche Marquez ha fatto degli errori, caduto al Mugello ed è stato squalificato a Phillip Island: direi che alla fine tutto si compensa, Marc si è meritato il titolo».


Quali sono i punti forti di Marquez?
«Talento e l’ambizione a stare davanti. Lui ha uno stile molto diverso dal mio, sicuramente più impreciso, ma efficace».


E’ il pilota più forte con il quale hai combattuto?
«Direi di sì: Marquez non si accontenta mai, bisogna spingere sempre al massimo per stare al suo livello. Lui ha sorpreso tutti, non per la sua velocità, ma per essere sempre salito sul podio in tutti i GP».


L’anno scorso avresti potuto andare in Honda; sei pentito di essere rimasto in Yamaha?
«No. Il mio sogno è finire la mia carriera qui, diventare una leggenda della Yamaha, con la quale i rapporti sono ottimi. Mi hanno sempre messo a disposizione una buona moto, anche se negli ultimi anni abbiamo avuto qualche difficoltà. Io sono un pilota competitivo e vincente, spero che la M1 faccia un passo in avanti nel 2014 per stare qui a lungo».


Sei stato sempre solo contro le Honda: vorresti avere un compagno di squadra più competitivo?
«Difficile trovarne uno più veloce di Rossi. La verità è che noi tre stiamo andando fortissimo, ma Valentino non è lontano e sta guidando benissimo».
 

Giovanni Zamagni

 via moto.it

 
 

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