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Scritto da Super User salvo
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I concept “dimenticati” degli anni 2000

Sono tanti i concept realizzati in questi anni dai designer, ma pochi di essi hanno raggiunto la strada della produzione di serie. La maggior parte di loro è rimasto nel cassetto o, al massimo, è arrivato a essere un modello “da salone”. Eccone alcuni realizzati negli anni 2000 che non hanno avuto un seguito

Le dimenticate degli anni 2000
Il lavoro del designer di moto è senza dubbio uno dei più affascinanti, poter realizzare moto che durino nel tempo e vengano proclamate icone di stile è il sogno di chiunque intraprenda questo mestiere, purtroppo però, per ogni moto realmente prodotta, ce ne sono decine che vengono “pensate e poi dimenticate”. Molte di loro, col passare degli anni sono state dimenticate, eppure, per l’epoca presentavano soluzioni tecniche avveniristiche. Eccone alcune, realizzate negli anni 2000 che per un motivo o per l’altro non hanno trovato la via della produzione di serie

 

Suzuki G-Strider - 2003

Presentato al Tokyo Motorshow nel 2003, la G-Strider rappresentava il non plus ultra della cruiser secondo Suzuki. La volontà del produttore era quella di offrire una motocicletta esteticamente all'avanguardia e tecnologicamente avanzata. La posizione di guida, ad esempio, era stata appositamente progettata per offrire il miglior comfort possibile, l'inclinazione del sedile venne modellata sulla posizione di una persona rilassata in assenza di gravità. Tra le sue principali chicche c’erano le infinite possibilità di regolazione della posizione di guida, dalle pedane al sedile. Tecnologicamente, la moto era all'avanguardia (oggi sarebbe invece quasi normale): c’era ad esempio uno schermo LCD che, oltre a visualizzare tutte le informazioni di un tradizionale strumento, poteva diagnosticare l'intero veicolo grazie a svariati sensori. Sul serbatoio, un touchpad offriva un facile accesso alle diverse opzioni trascritte sul display del manubrio. Presente anche un sistema GPS in grado di offrire posizione e indicazioni stradali. Anche gli specchi erano “futuristici”, dato che si trattava di due schermi collegati a una telecamera montata sul posteriore. A livello di sospensioni, invece, c’era un bel braccio oscillante anteriore, come quello reso celebre da Bimota. Il cambio era automatico con possibilità di cambio marcia sequenziale, un po’ come quello che Honda ha montato in tempi più recenti. 



Kawasaki ZZR-X - 2003

Durante l'edizione 2003 del salone motociclistico di Milano (EICMA), Kawasaki svelò una visione radicale di Sport Tourer: "Sport" per la sua vocazione supersportiva e "GT" perché progettata per essere la più comoda di tutte. La ZZR-X venne definita come la moto “definitiva” della categoria, in grado di sfidare sul suo stesso campo la Suzuki Hayabusa. Davanti c’era un braccio oscillante innestato su un ammortizzatore, il manubrio era parzialmente inglobato nella carena. Il serbatoio “reale” del carburante era posizionato in basso mentre al suo posto c’era un bel vano in grado di contenere un casco. Anche in questo caso, a pensarci bene, si tratta di un’idea poi realizzata magistralmente da Honda sulle sue NC 700 e 750. Un'altra particolarità del modello era la carenatura modulare: la carrozzeria, la sella e il parabrezza potevano essere configurati secondo lo stile di guida adottato. In modalità "sport", il parabrezza e gli elementi della carenatura si potevano muovere per ottimizzare l'aerodinamica della motocicletta. La modalità "turismo", invece, sollevava il parabrezza e migliorava il comfort e la protezione. Un'ultima modalità consente, a seconda della velocità di crociera, la riorganizzazione delle parti di rivestimento in tempo reale. Questo ZZR-X rimarrà solo un concetto, senza dettagli sulla sua motorizzazione. Detto questo, possiamo facilmente supporre che da lei Kawasaki prese ispirazione per la progettazione della 1400 ZZR dal 2005 .



Honda VTX Cruiser - Concept 1 - 2004

Un anno dopo la presentazione della Suzuki G-Strider, Honda svelò la propria interpretazione di “cruiser” del futuro, ma per il mercato americano. Dotato di una forcella derivata dalla Honda Valkyrie Rune, la moto era alimentata dal V-Twin del VTX 1800 (107 CV a 5000 giri / min). Honda colse l'occasione per far debuttare delle linee spigolose in stile giapponese, scolpite in carbonio.

Anche se la sperimentazione si rivelò molto meno radicale rispetto a quella di Suzuki, questo Concept VTX ebbe il merito di spostare leggermente i codici estetici del segmento. Honda, in seguito, sceglierà di abbandonare questo concept e commercializzerà una moto più tradizionale - anche neo-retro - nello stesso anno: la VTX 1800 N che, come la VTX Concept 1, si ispira alla Honda Valkyrie Rune.



Suzuki Stratosphere - 2005

Quasi 15 anni prima di “recuperare” il mito della Katana , Suzuki stava già pensando di riprendere questo modello iconico e ripresentarlo al pubblico. Chiamato "Stratosphere", questo concept incorpora linee moderne mescolate con quelle storiche della Katana. Inserito in un telaio tubolare, il motore da 1100 cm3 è un compattissimo 6 cilindri in linea capace di ben 180 CV. Da record, il peso: 210 kg ottenuti grazie anche al serbatoio in alluminio. La trasmissione garantiva due modalità di guida: manuale e automatica. Lo schermo era digitale e multifunzione, la posizione di guida, invece, completamente regolabile: poggiapiedi, manubrio e parabrezza erano modulari.

 via insella.it

 

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